Il cioccolato racconta la tradizione, la fine pasticceria non si lascia dimenticare…
La “Torta Sabauda” nasce alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, dalla creatività del mastro pasticciere Gianni Gertosio: l’idea era di dar vita ad un prodotto che potesse affiancare nel gusto della clientela il classico Gianduiotto Torinese.
La ricerca iniziò quindi sui ricettari del padre Quinto Gertosio e passò sui ricettari dei cuochi e dei maestri pasticceri della corte Sabauda, per “rubare” preziose indicazioni allo scopo di ricreare quelle emozioni straordinarie che il cioccolato suggeriva nei salotti di corte.
Una particolare attenzione alle materie prime, marchio inconfondibile di casa Gertosio, si rese ancor più necessario in quei delicati momenti di “test” nel laboratorio di pasticceria: la nocciola tonda e gentile delle Langhe, unica per intensità di gusto, il cacao amaro dei più pregiati, il burro vaccino delle vallate piemontesi e il tipico ed inimitabile Gianduia, già reso famoso in tutto il mondo dai Gianduiotti.
Il tutto venne pazientemente calibrato, con l’ambizione di soddisfare il palato esigente dei Torinesi, che di cioccolato se ne intendono!
Così è nata la “Torta Sabauda”, un’amalgama unica ed irripetibile tra il gusto marcato delle nocciole e del cacao e la morbidezza del Gianduia.
La sfida è stata vinta, oggi Torino ha riconquistato in chiave di golosa novità un prodotto tipico del suo territorio, ricreato ad arte dalla passione inesauribile di un maestro pasticciere.
Questa splendida torta è stata immediatamente affiancata da un’altra creazione che prende il nome de “Il Sabaudo” calda prelibatezza da gustare al cucchiaio, caffè ricoperto di panna spolverata di granella di nocciole amalgamata da una morbida crema di nocciole.
La stessa proposta in una classica versione spalmabile, frutto della tradizione piemontese e omaggio alla nocciola tonda gentile Piemonte.
La sua storia nasce intorno al 16oo, in quell’epoca era costume servire una bevanda calda a base di cacao, la cui preparazione era un impasto a caldo delle fave di cacao con acqua e aromi (cannella, peperoncino….). Con il tempo si cercò eliminando gradualmente l’acqua di ottenere un prodotto sempre più denso. Solo successivamente pestando a mortaio le fave di cacao si riuscii ad ottenerne la separazione del burro di cacao, fantastico in gradiente che permise la creazione del cioccolato. In seguito per ottenere questo prodotto, vennero utilizzate delle macine che estraevano sempre meglio il burro di cacao dalle fave di cacao, ma ottenevano da questo procedimento un prodotto in polvere al tempo inutilizzabile, il cacao in polvere. Solo in seguito Giovanni Ferrero pensò di utilizzarla unendola allo zucchero e alle nocciole creando cosi la crema spalmabile, oggi perfezionata e migliorata da Gianni Gertosio con dei contenuti molto più alti ( 31%) di nocciole Piemonte e con una profumatissima polvere di cacao. Infine, trentasei ore di lavorazione in conca rotativa, garantiscono alla “Crema di nocciola” un’eccezionale finezza al palato. Completamente priva di grassi idrogenati.
Tra le specialità i prodotti a base di cioccolato con quarantasei diversi tipi di cioccolatini, tra questi il Giuandujotto inconfondibile marchio torinese, i cioccolatini al Parmigiano nuova sfida per i palati più raffinati, i simpatici cucchiaini di cioccolato stupendi con il caffè amaro o insieme a una morbida bavarese.
Le ultime creazioni 2007:
Le palle di Pietro Micca
Contrariamente alle facili allusioni, si vuole portare alla memoria le granate che il prode fece brillare per contrastare l’avanzata francese nei cunicoli della Cittadella durante l’assedio del 1706.
Egli si sacrificò salvando il commilitone a guardia della porta con la celebre frase piemontese “t’è pi long d’an dì sansa pàn” e cioè “Alzati, vai e salvati, che sei più lento di una giornata senza pane”.
Questi dolci, creati da Gertosio a settembre 2007, sono volti a rievocare la memoria storica di un eroe torinese.
La Torta dell’Assedio
Si narra che ai tempi dell’assedio francese i nobili torinesi, pur mancando i generi di prima necessità, desiderassero comunque pregiarsi di un dolce. I cuochi quindi elaborarono questo dolce partendo da bianco d’uovo e zucchero. Nacque così la torta dell’assedio.
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